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Il mensile on -line

Data 15/07/2007
 

La scuola è noiosa, lo dice Luttazzi. In musica.

di Antonio Recupero

Se si nomina Daniele Luttazzi a qualcuno, l’immagine che si evoca è quella di un noto comico, molto irriverente, diretto, che ama mettere alla berlina i potenti esponendo in piazza la verità (il re è nudo!), e che si diverte spesso a scherzare sull’argomento sesso. Sicuramente ai più viene in mente la famosa intervista con Marco Travaglio, che, al di là delle vicende giudiziarie che ne seguirono, fu l’elemento scatenante della defenestrazione di Luttazzi ed altri dalle tv nazionali a seguito del cosiddetto "Editto di Sofia". E fu, probabilmente, anche l’inizio della carriera televisiva di Travaglio. Ma quello è un altro discorso…

Il punto è che pochi conoscono invece un altro aspetto di Daniele Luttazzi: quello di raffinato musicista.

"School is boring" è il secondo album del non-solo-comico Luttazzi, e conferma le lusinghiere promesse fatte dal primo cd, "Money for dope", risalente al 2005.

In un avvincente alternarsi di swing, jazz e rythm’ n’ blues, la voce un po’ stridula, a tratti quasi femminea, di Luttazzi ci conduce per 11 tracce su un sentiero musicale che vorremmo aver conosciuto prima.

L’attacco fulminante è dato con "A place of cries", un brano energico, che ricorda alcuni pezzi rock-blues degli anni ’60 e ’70, grazie ad un piglio impertinente e ad un ritmo che non permette un ascolto indifferente.

Il disco prosegue agilmente, con atmosfere da club, piacevoli ed ironiche, per 40 minuti di ascolto rilassante e ammirato. Le sfumature musicali si muovono dal gospel accennato in "Dreams come true" ai ritmi simil-latini di "three kind of paper", con una componente strumentale e degli arrangiamenti impeccabili.

Un disco diverso che poco spazio troverà forse nelle radio, ma che merita di essere ascoltato mentre si lavora o in macchina, per affrontare meglio i momenti più stressanti.

   
 
   
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