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Data 19/03/2007
 

DDL Gentiloni: come cambierà l’Auditel

di Francesca Fiori

L’Auditel è una società nata a Milano nel 1984 per raccogliere e pubblicare dati sull'ascolto televisivo italiano. La sua proprietà è divisa in quote del 33% per le tre componenti fondamentali: televisione pubblica (RAI), emittenza privata (network nazionali ed emittenti locali), aziende che investono in pubblicità (UPA) con agenzie e centri media; il restante 1% è di proprietà della Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG). Il consiglio di amministrazione dell'azienda è composto da 17 persone, ognuna afferente o ad emittenti televisive (RAI, gruppo Mediaset, gruppo Telecom Italia Media) o ad aziende pubblicitarie (UPA e Assap Servizi di AssoComunicazione). Negli anni 80 facevano parte del panel 2400 famiglie, dimensione portata successivamente a 5100 famiglie, con 9500 meter utilizzati da circa 14 mila persone.

Da più parti e con motivazioni diverse le scelte dell'Auditel sono state contestate. Vari studi effettuati da istituti di statistica indipendenti hanno sancito la totale inattendibilità dei dati forniti con il sistema di rilevazione adottato, sbilanciato a favore del duopolio Rai e Mediaset. In particolare le piccole televisioni contestano il campione di non essere stato estratto con criteri rappresentativi della popolazione italiana, ma del suo territorio, portando così ad una sovrastima delle zone montane più accidentate. In esse è possibile ricevere solo la Rai (perché trattandosi di servizio pubblico deve coprire con il suo segnale l'intero territorio nazionale) e Mediaset che, per scelta aziendale, presta lo stesso servizio. L’Auditel, nato sostanzialmente per dare un prezzo agli spot pubblicitari, si è andato trasformando in giudice insindacabile dell’intera programmazione televisiva e sempre di più anche dell’informazione giornalistica. Se si va ad analizzare la metodologia di rilevamento ci si accorge poi della sua infondatezza: appare quasi utopistico sperare di rilevare con esattezza ogni cambiamento che si produce davanti al video, in quanto innumerevoli sono i comportamenti che inducono ad abbandonare la visione della tv e che dovrebbero ogni volta essere registrati sul telecomando Auditel. Inoltre bastano 31 secondi, arrotondati al minuto, di permanenza su un canale per ritrovarsi conteggiati negli ascolti di un programma; appare quindi molto facile far risultare una trasmissione come seguita, sia con gesti volontari, sia con distrazioni varie (rispondere al telefono o addormentarsi davanti alla tv).

Indipendentemente da tali critiche è stato anche osservato che il campionamento Auditel era stato concepito in epoche in cui vi era solo la Tv analogica. Il sistema fa fatica ad inseguire una realtà in continuo cambiamento tecnologico con spostamenti continui degli utenti verso il digitale satellitare, il digitale terrestre, il digitale via cavo, la web-tv e la Tv via telefono mobile ed ulteriori possibilità come la Tv on-demand.

A seguito di tali considerazioni, nell'ottobre 2006 il consiglio dei Ministri, nell'ambito della riforma della legge Gasparri sul settore televisivo, ha affrontato il tema della riforma dell'Auditel per garantire trasparenza alle rilevazioni e far si che esse rispecchino la situazione reale e non gli interessi di una o dell'altra parte. La nuova disciplina proposta dal ministro Paolo Gentiloni stabilisce che l’attività di rilevazione degli indici di ascolto e di diffusione dei diversi media costituisce un servizio di interesse generale a garanzia del pluralismo e della concorrenza nel settore della comunicazione. All’art 4 del DDL, il governo è delegato a emanare un decreto legislativo che definisca le modalità attraverso le quali l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni va a curare i sistemi di rilevamento sui diversi mezzi. Il fatto che la società Auditel sia l’unica esistente sul mercato pone, se non la pubblicizzazione dei sistemi d’ascolto, la necessità di un controllo rafforzato delle modalità delle indagini, dei sistemi di rilevamento e della composizione societaria. Coerentemente con questa impostazione legata all’interesse generale della diffusione dei dati d’ascolto, l’articolo 5 attribuisce all’AGCOM compiti generali di vigilanza e sanzione e stabilisce che per svolgere il nuovo servizio l’Autorità potrà aumentare il contributo dovuto dagli operatori tv su qualsiasi piattaforma; scatta inoltre la reclusione da uno a sei anni per la “consapevole manipolazione o falsificazione dei dati”. Il ministro Gentiloni ha inoltre richiesto di allargare il Consiglio di amministrazione da 18 a 24 membri.

   
 
   
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